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dipendenza

La dipendenza affettiva viene classificata tra le nuove dipendenze di tipo comportamentale, tra cui si ritrovano anche la dipendenza da Internet, il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo e la dipendenza da lavoro.

Nel corso degli ultimi anni i media hanno dato sempre maggior risalto al tema della dipendenza affettiva. Tuttavia, riuscire a definire esaurientemente questo concetto non è affatto cosa semplice. Essa tende infatti a presentarsi in diverse forme e ognuno, in qualche modo, è in qualche misura dipendente dagli altri: tutti noi abbiamo bisogno, in specifici momenti, di ammirazione, empatia, da parte degli altri, per mantenere le nostre relazioni. Un certo grado di dipendenza dal partner è parte di ogni storia d’amore, soprattutto nella fase dell’innamoramento, spesso caratterizzata da una forte passione, in cui il senso di fusione è particolarmente forte. Quando le caratteristiche più dipendenti diventano rigide e pervasive e assumono la connotazione di necessità assolute, il rischio è di cadere nel versante più disfunzionale del legame amoroso, quello relativo alla dipendenza affettiva patologica. La possibilità di andare oltre la fase dell’innamoramento e di amare l’altro, infatti, dipende proprio dalla capacità dei membri della coppia di percepirsi e rispettarsi come individui separati, cioè di riconoscere l’altro nella sua diversità senza per questo perdere di vista la propria individualità.

Quando il vincolo di coppia offusca i propri bisogni e desideri e ci incatena all’altro soffocando la nostra individualità possiamo parlare di love addiction o dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva può essere definita come una distorsione relazionale che implica un’alterazione della rappresentazione di sé e dell’altro e un disequilibrio della risposta affettiva nell’area dell’intimità. Essa riguarda il rapporto fra due (o più) figure adulte, oppure soggetti vincolati da legami parentali. La dipendenza affettiva è una condizione relazionale negativa in cui uno (o entrambi) i partner mettono in atto comportamenti passivi stereotipati volti a mantenere le relazioni e mettendo in secondo piano i propri bisogni. La rigidità relazionale è uno degli aspetti cruciali per poter definire questo tema: il dipendente affettivo non riesce ad abbandonare l’illusione idealizzata dell’altro e vive nella costante angoscia che qualcosa possa cambiare, perdendo così l’oggetto del proprio amore.

La dipendenza affettiva si presenta come una modalità problematica della relazione che porta a sviluppare forte ansia. Per diagnosticarla devono essere presente almeno tre dei seguenti caratteristiche criteri, per una durata di 12 mesi:

  1. Significativa sofferenza quando il partner è assente e un bisogno compulsivo dell’altro;
  2. Considerevole quantità di tempo speso per questa relazione (in realtà o nel pensiero);
  3. Riduzione delle proprie attività: sociali, professionali o di svago;
  4. Persistente desiderio o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare la propria relazione;
  5. Ricerca continua della relazione;
  6. Presenza di relazioni tossiche quali, ad esempio a) ripetute relazioni amorose esaltate o (b) ripetute relazioni amorose dolorose.

In questo caso il desiderio di stare con il partner si trasforma in bisogno necessario: esattamente come avviene nella dipendenza da sostanze, con il passare del tempo tutto ruota intorno alla ricerca di vicinanza del partner. Gli interessi personali vengono progressivamente abbandonati ed il fulcro dell’esistenza diventa il partner.

Come si sviluppa la dipendenza affettiva?

Riuscire a comprendere quali sono le cause che portano a sviluppare una dipendenza affettiva non è compito semplice, alla base di ciò sembrerebbe essere cruciale il ruolo della famiglia di origine: i bambini che vedono trascurati i propri bisogni di amore e di affetto da parte dei genitori hanno una probabilità significativamente maggiore di sviluppare tale dipendenza, rispetto ai bambini che hanno avuto famiglie accoglienti e responsive. Inibendo i propri sentimenti, il bambino tende ad adeguare le proprie reazioni con quanto dettato dalle figure di riferimento: questo può portare ad una perdita di fiducia in se stessi, portando in età adulta all’incapacità di scindere fra i propri e gli altrui bisogni. La dipendenza affettiva sembra di quasi esclusiva pertinenza del genere femminile (circa 80%) sebbene il numero di uomini che ricorrono alle cure di un terapeuta sono in netto aumento.

Come affrontare questa situazione?

Affinché si possa uscire dal vortice della dipendenza affettiva, il primo passo è prenderne consapevolezza contattando uno psicoterapeuta esperto a cui esplicitare le proprie problematiche ed insieme condividere un percorso terapeutico.

Il primo obiettivo è di gestire la sofferenza attuale, migliorando la sintomatologia ed i comportamenti disfunzionali. In un secondo momento si andrà a lavorare su quei aspetti che hanno portato allo svilupparsi della dipendenza (ad es., esperienze precoci di abbandono, di trascuratezza fisica ed emotiva, di maltrattamenti, abusi ecc.) che sono spesso alla base della convinzione di non valere nulla e di non essere degni di essere amati.