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Burnout

Negli ultimi mesi si osserva un sempre maggiore affaticamento emotivo dei professionisti che per lavoro devono interagire con altre persone. È importante saperne riconoscere i sintomi per poter mettere in atto tempestivamente le strategie difensive per gestire lo stress.

Cos’è il burnout?

Il termine burnout significa “bruciato, scoppiato, esaurito” ed è un termine che descrive molto bene come si sente un soggetto colpito da questa sindrome, chiamata anche sindrome da stress lavorativo cronico, o da stress lavoro-correlato. La sindrome da burnout rappresenta una condizione nella quale la persona perde la motivazione ed il vigore nella propria attività lavorativa.

Le persone colpite non sono più capaci di affrontare il proprio carico di lavoro quotidiano con le risorse disponibili e finiscono per soffrire di esaurimento cronico. Va sottolineato che il burnout è l’esito di un processo che può durare mesi, in cui la persona si trova incapace di gestire il carico emotivo dato dall’interfacciarsi con altre persone, spesso malate. La sindrome del burnout colpisce principalmente le professioni d’aiuto (ad es., infermieri, medici, insegnanti) ma può riguardare tutti coloro che devono interagire nel loro lavoro con altre persone.

Quali sono le principali dimensioni del burnout?

Sebbene l’esaurimento emotivo venga spesso identificato come il fattore cruciale per identificare se una persona soffre di questo sindrome, non è l’unica. Il burnout, infatti, è identificato da tre dimensioni:

  • Esaurimento emotivo: si riferisce alla sensazione di essere continuamente in tensione e di non possedere più risorse emotive e personali, sentendosi incapaci di affrontare il proprio lavoro. Spesso il soggetto colpito da esaurimento emotivo esprime il proprio disagio con affermazioni del tipo: “Non ce la faccio più”, “Sento che mi mancano le forze per affrontare qualsiasi cosa”.
  • Depersonalizzazione: questa dimensione indica la tendenza del soggetto ad evitare il coinvolgimento emotivo manifestando un atteggiamento distaccato e rifiutante verso l’altro con cui deve interagire. Rappresenta un meccanismo di difesa, volto a proteggere il sé dalla frustrazione e dal senso di colpa.
  • Ridotta realizzazione personale: il soggetto si percepisce come inadeguato ed incompetente sul lavoro, perdendo progressivamente la fiducia nelle proprie capacità. Diminuisce sia la motivazione verso il lavoro, sia la propria autostima, aumentando il rischio di sviluppare una sintomatologia depressiva.

I fattori di rischi del burnout

Sebbene qualunque persona può andare incontro a sviluppare stress lavoro correlato, le evidenze scientifiche degli ultimi trenta anni hanno dimostrato come vi sono alcuni fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare la sindrome da burnout. I fattori di rischio più rilevanti sono:

  • Tipologia di utenza: le categorie che si devono confrontare con altre persone, sepcialemnet se in contesti conflittuali (scuola) o di malattia (operatori sanitari) possono sviluppare sentimenti di inefficacia e avere difficoltà a gestire l’aspetto emotivo.
  • Sovraccarico lavorativo: quando all’individuo viene assegnato un eccessivo carico di lavoro o un’eccessiva responsabilità, che non gli permettono di portare avanti una buona prestazione lavorativa
  • Mancato riconoscimento lavorativo: il riconoscimento del proprio ruolo rappresenta una dei più potenti motivatori al lavoro. Se questo riconoscimento viene a mancare, l’individuo può andare incontro ad un forte senso di demotivazione.
  • Turnazione lavorativa: turni estenuanti e mancanza di riposo possono influire ad aumentare i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress).
  • Incertezza lavorativa: la mancanza di regolamentazione organizzativa o il mancato rispetto delle regole, porta il lavoratore a perdere interesse e motivazione nel proprio lavoro.
  • Tipo di personalità: le persone ambiziose, competitive, esigenti con se stesse, puntuali, frettoloso o aggressive, si sono dimostrate essere più vulnerabili al burnout.

Tuttavia, non necessariamente chi manifesta questi fattori di rischio va incontro al burnout. Spesso, infatti, le persone mettono in atto comportamenti protettivi, che influiscono sul proprio benessere. Tra i principali fattori protettivi vi sono: il possedere una buona intelligenza emotiva, una buona rete sociale (familiare e/o amicale), il supporto fra colleghi ed una buona autostima percepita.

Come gestire il burnout?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta essere molto efficace per la prevenzione ed il trattamento della sindrome del burnout. L’obiettivo di un percorso individuale è quello di soggetto, aiutandolo a migliorare le sue capacità di gestione dello stress e affrontando in modo sistematico i problemi sul lavoro. A tal proposito è importante intervenire in maniera precoce attraverso sia l’utilizzo di tecniche di rilassamento, sia strategie che permettano all’individuo di fronteggiare in modo più efficace i problemi, imparando a gestire le proprie emozioni negative.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la presa di consapevolezza dei propri schemi di personalità e  l’acquisizione di strategie comunicative efficaci che favoriscano l’apprendimento di nuovi e più funzionali modi di agire.

Da anni mi occupo di formazione e supervisione al personale sanitario. Se pensi di vivere una situazione faticosa al lavoro e senti di stare sviluppando stress lavorativo puoi contattarmi per avere maggiori informazioni.