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Il rimuginio è costituito da una forma di pensiero disfunzionale basato su possibili scenari negativi che potrebbero verificarsi nel futuro. La natura ripetitiva e negativa dei pensieri che costituisco il rimuginio, conduce la persona a vivere uno stato d’ansia che sembra non avere mai fine.  

Il rimuginio è la tendenza ad immaginare e preoccuparsi di ciò che potrebbe capitare di negativo e di come lo si potrebbe prevenire e affrontare. È uno stile di pensiero, una strategia involontaria di tipo cognitivo, che viene messa in atto quando stati di incertezza e dubbi emergono alla coscienza dell’individuo. Risponde alla domanda “e se mi capitasse qualcosa di brutto?” Spesso è rappresentato da una serie di pensieri negativi che le persone elaborano in condizione di incertezza, alla ricerca di una possibile rassicurazione per eventi che potrebbero verificarsi in futuro.

Tuttavia, essendo le preoccupazioni rivolte al futuro e non al momento presente, la persona che rimugina non riesce ad ottenere una rassicurazione ai propri dubbi, e ogni evento negativo diventa l’anticamera di nuovi dubbi. Il rimuginio aumenta e prolunga l’ansia e l’angoscia, producendo sensazioni fisiche di disagio e tendendo l’organismo in un continuo stato di allarme. Chi soffre di rimuginio ansioso, infatti, vive un continuo stato di allerta, preoccupandosi in maniera esagerata che qualcosa possa andare storto. 

Quali sono le caratteristiche del rimuginio?

Il rimuginio ansioso presenta caratteristiche specifiche, che lo rendono ben identificabile. Esse sono:

  • Ripetitività: i pensieri si ripropongono alla mente dell’individuo in maniera incessante;
  • Negatività: il tenore dei pensieri è caratterizzato da pessimismo e preoccupazione per eventi che potrebbero verificarsi nel futuro;
  • Incontrollabilità: si ha la sensazione di essere incapaci di fermare i pensieri negativi;
  • Contenuto verbale e visivo: possono essere caratterizzati sia da frasi che l’individuo si ripete, sai da immagini mentali;
  • Astrattezza: non hanno nessun effetto positivo concreto, se non quello di richiamare ulteriori pensieri negativi e aumentare l’ansia;
  • Dispendio di energie: portano a una mancanza di concentrazione sulle attività quotidiane. 

Il rimuginio spesso rappresenta una strategia (inefficace) che l’individuo mette in atto quando si trova a vivere situazioni pericolose e incerte, che sfuggono al suo controllo. Paradossalmente, il rimuginio viene utilizzato dalla persona per cercare di affrontare l’evento stressante che si trova a vivere: non essendo in grado di mettere in atto strategie efficaci, pensare e ripensare sui problemi diventa un modo per affrontare ciò che è temuto e prepararsi mentalmente nel caso la situazione temuta dovesse verificarsi.

Coloro che rimuginano spesso hanno la percezione di non sentirsi capaci di controllare eventi incerti: per tale motivo utilizzano il rimuginio come strumento mentale per anticipare e controllare il possibile verificarsi di un evento futuro temuto. Inoltre, vista la bassa probabilità che gli eventi negativi realmente si verifichino, il non riscontrare le conseguenze temute porta la persona a rafforzare la convinzione dell’utilità del rimuginio, causando una cronicizzazione del fenomeno.

Come gestire i pensieri ripetitivi?

Nella gestione del rimuginio risulta fondamentale il ruolo dell’autoregolamentazione.

Spesso le persone che rimuginano hanno la sensazione di non aver controllo sui propri pensieri e si sentono passivi, frustrati e angosciati. Per questo motivo, uno degli obiettivi primari è quello di far aumentare la percezione di controllo che la persona ha sul rimuginio. Sebbene possa apparire complicato, essendo il rimuginio uno stile di pensiero appreso, è possibile individuare delle strategie efficaci per interromperlo.

L’intensità e la frequenza dei pensieri intrusivi, infatti, può essere diminuita attraverso l’applicazione di un insieme di tecniche cognitivo comportamentali.

Le tecniche cognitivo comportamentali si basano su due aspetti fondamentali: insegnare ad osservare, accettare ed accogliere la realtà interna anziché controbatterla e rifiutarla, e impegnarsi all’azione coerentemente con i propri valori ed obiettivi personali invece di evitare i problemi o attuare comportamenti impulsivi.

Attraverso l’applicazione delle tecniche cognitivo comportamentali è possibile dapprima diminuire l’intensità emotiva di questi pensieri negativi e poi accettarli, in modo che diventino “innocui”, migliorando il benessere personale.

Per gestire al meglio il rimuginio, è fondamentale rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto, capace di portare l’individuo alla consapevolezza del proprio funzionamento, al riconoscimento della dannosità di tali processi e di giungere al cambiamento dei pensieri che mantengono tali processi. Una volta effettuato questo passaggio sarà possibile apprendere acquisire nuove competenze, attraverso l’applicazione di interventi cognitivo-comportamentali, volti a interrompere la catena dei pensieri negativi.

Se anche tu soffri di rimuginio ansioso, contattami. Sono a tua disposizione per gestire questa situazione velocemente.